Fin dalla pianura si scorge la possente mole, e con i suoi ghiacciai alimenta i torrenti di diverse valli: 7 vallate tra Italia e Svizzera e due regioni italiane ne condividono il massiccio; tanti “4000” tutti condensati in un unico complesso montuoso unico nelle Alpi…
Quanti “record” per questa montagna che raggruppa sotto un unico nome una varietà di vette, culture e tipicità: il Monte Rosa!

Foto di Marco Monticone

Il Monte Rosa deve il suo nome non al colore che assume all’alba o al tramonto…in verità si tinge delle calde tinte del sole basso come qualsiasi altra montagna dell’arco Alpino!
Rosa” è l’italianizzazione della parole “Rousse” o “Roise“, che in patois significano “ghiacciaio“, tant’è che il suffisso si trova in molte altre vette tra Piemonte e Valle d’Aosta (Monte Rosso, Gran Rousse, Rosa dei Banchi, ecc…).
La sua posizione lo rende comunque molto intrigante a fotografarsi sia all’alba che al tramonto, grazie anche ai numerosi pulpiti panoramici che lo circondano: la Testa Grigia, tra Valle di Gressoney e Val d’Ayas, è una poderosa cima che offre davvero una visione d’insieme molto ravvicinata e suggestiva sulla montagna.

Foto di Francesco Sisti

Il massiccio del Monte Rosa non fa capo ad una cima “principale”, ma racchiude in realtà una incredibile serie di vette superiori ai 4000mt, ognuna con una sua identità e specificità.
Lo sguardo d’insieme è una visione davvero magica e caratteristica: fortunatamente nell’envers della Valle d’Aosta ci sono vallate con laghi suggestivi ed angoli naturali dove questo massiccio si specchia, creando interessanti ispirazioni fotografiche.
Il Parco del Mont Avic, diviso tra la Valle di Champorcher e il vallone del torrente Chalamy offre molteplici superfici lacustri, come il Lac Vallette dove il Monte Rosa crea uno sfondo davvero unico: l’autunno si rivela una stagione perfetta per immortalare i colori dei larici che contrastano con il paesaggio glaciale del massiccio.

Foto di Marco Gabbin

Il mondo dei “4000” è una prerogativa di chi si avventura sulle creste più elevate del massiccio del Monte Rosa, con piccozza, ramponi e corda.
Vasti ghiacciai adornano il cuore di queste montagne, e al fotografo/alpinista non mancano spunti dove creare emozionanti immagini: giocare con il contrasto tra i piccoli uomini e le alte vette, sfruttando la vastità degli ambienti glaciali, offre l’opportunità di entrare nel campo della fotografia d’alpinismo, pregna di quel gusto “d’antan” che richiamo le vedute del Monte Rosa, come i passaggi presso il Colle del Lys, in vista delle pareti del Lyskamm.

Foto di Marco Gabbin

Una cima fra tutte possiede una “via normale” assai panoramica, entrata di diritto tra le ascensioni alpinistiche classiche più ambite: la cresta est del Castore.
Chi di noi vuol portarsi ad intraprendere questa stupenda salita, magari accompagnati da una Guida Alpina (non mancano nei comprensori turistici delle vallate valdostane del massiccio), non dimentichi di portarsi la macchina fotografica, per creare immagini che offrono il gusto dell’alpinismo più iconico.

Foto di Gabriele Prato

Se torniamo alle quote medio/basse, lungo le vallate che discendono dal Monte Rosa, potremo gustare il contatto con una delle culture alpine più particolari dell’intero arco montuoso, colonizzatore di svariate regioni a cavallo tra Italia e Svizzera, passando per la nostra Valle d’Aosta, il nord Piemonte e il Vallese: i Walser.
Sono essi i veri figli del Monte Rosa (dai walser di Gressoney-La-Trinitè “De Gletscher”), ed hanno lasciato segni tangibili della loro architettura urbana in quasi tutti i paesi delle medio/alte vallate che attorniano la nostra montagna.
Più sfumate e delicate sono le vestigia nei paesi della Val d’Ayas, tra cui spicca Antagnod, uno dei borghi più belli d’Italia: una breve passeggiata per le sue viuzze, magari durante la stagione invernale, può offrire davvero interessanti soggetti fotografici, dove l’occhio attento saprà cogliere e gestire in fase compositiva gli elementi del paesaggio antropizzato che vanno a braccetto con le forme del massiccio.

Foto di Marco Monticone

Mentre se ci concediamo una breve salita da Tschemonal (poco dopo Gressoney-Saint-Jean) su per i boschi, ci troveremo nel meraviglioso ed intonso nucleo walser di Alpenzù grande (Grosso Albedzo in dialetto titsch, la lingua dei walser): case dalle mura in legno massiccio, incastrate con la tecnica detta blockbau, senza utilizzare viti, diventano parte integrante della fotografia del paesaggio, dove il nostro Monte Rosa sbuca dai pascoli dei versanti solatii sopra l’abitato.

Foto di Francesco Sisti

Ovunque noi lo guarderemo, questo mondo di ghiacci e rocce, così preponderante nel panorama della bassa Valle d’Aosta ma anche forte richiamo alle Alpi già nella pianura nord occidentale, saprà invogliarci alla pace ed alla contemplazione.
Sì, perchè le forme accoglienti, così diverse da altri meravigliosi massicci alpini come il Monte Bianco, assumono connotati quasi “materni“, specialmente se osservati dai numerosi pulpiti panoramici presenti nelle vallate tutte a corollario di questo macrocosmo alpino.

Foto di Gabriele Prato

Lasciamoci quindi un pò ammaliare anche noi dal fascino del Monte Rosa, grazie alle foto presenti nel nostro archivio che trovate proprio QUI!
Sfogliando le tante immagini, saprete forse anche voi scovare quel masso, quella cima, quel lago dove poter incontrare il “vostro” Monte Rosa, materna mole di creste e nevi perenni che può essere epiteto della montagna intrigante, di scoperta, selvaggia ma allo stesso tempo vicina al nostro cuore.

 

 

 

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