Dopo aver parlato di come fotografare al meglio il Monte Bianco, ripartiamo nel nostro viaggio per immagini tra le località della Vallée approdando a quello che il grande critico d’arte, scrittore ed amante dell’estetica alpina del XIX° secolo, John Ruskin, definì come “il più nobile scoglio d’Europa”: la Gran Becca, da tutti conosciuta come il Cervino!

Foto di Alexis Courthoud

Per gli abitanti di Valtournenche è da sempre “la Gran Becca“, la piramide che domina la conca del Breuil dai suoi 4478mt di altezza, bramata dagli alpinisti e prodiga di ispirazioni letterarie e fantasiose di tanti che hanno soggiornato al Giomein ben prima che Cervinia venisse edificata.
Di fatto questa poderosa vetta, eletta a vero e proprio simbolo delle Alpi e della montagna in generale, richiama le forme della montagna stereotipata, a “piramide”: persino – non tutti lo sanno! – il marchio impresso sulle forme di fontina è la sagoma stilizzata del Cervino!

Foto di Gaetano Madonia

Tutti la conoscono questa Gran Becca (dove Becca in patois significa semplicemente “cima”), e anche chi non è avvezzo di montagna ne riconosce l’immagine.
Trovare delle inquadrature originali e ricercate diventa quindi un pò una piccola sfida per il fotografo che si accinge a immortalare questa iconica montagna!
Sicuramente uno scorcio famoso fin dagli albori del turismo in Valtournenche è la prima veduta che si ha della celebre cima, stretta tra i ripidi versanti lungo la strada, arrivando ad Antey-Saint-Andrè: la natura del paesaggio ci offre la cornice perfetta per incastonare la sagoma della montagna in un gioco quasi degli opposti, dove il contrasto tra il primo piano in ombra e la luce sulla nostra Gran Becca diventa elemento emozionale per arricchire la fotografia.

Foto di Marco Gabbin

Dopo questa fugace veduta, la poderosa vetta scompare alla vista…ma noi proseguiamo imperterriti sulla strada verso il Breuil e, dopo i tornanti del bel borgo di Valtournenche, arriviamo alla parte sommitale della valle presso cui possiamo sostare al celeberrimo Lago Blu: è questo uno degli scorci più famosi e catturati, grazie alla posizione strategica del piccolo bacino lacustre e dell’estrema facilità nell’arrivarvi.

Foto di Gabriele Prato

Il posto merita sicuramente una sosta: se scegliamo una bella giornata, magari di tardo autunno, dove le foglie dei larici sono ben dorate e la prima neve ammanta la valle, possiamo realizzare scatti che sanno raccontarsi, offrendo qualche elemento in più per coinvolgere l’osservatore della nostra fotografia.

Foto di Alexis Courthoud

Le prime luci del giorno toccano la piramide del Cervino sul lato destro, la Cresta di Furggen, e svegliarsi presto per riuscire a catturare questa luce, in una mattina di primo inverno dove l’acqua del lago inizia a gelare e la brina avvolge i larici ed i prati tutti attorno, regala sicuramente emozioni e spunti originali per scattare le nostre immagini.
Sfruttando queste prime ore di luce ci sarà molto contrasto tra il primo piano in ombra e lo sfondo illuminato: valutare bene l’esposizione nel nostro fotogramma diventa fondamentale, e può venirci in aiuto la misurazione a semi-spot o ponderata centrale, dove il sensore rileva la luce in tutta l’inquadratura, ma assegna maggior peso all’area centrale dove effettuiamo le misurazioni.

Foto di Marco Gabbin

Il colore delle acque del lago deriva da alcuni minerali presenti sul fondo dello specchio d’acqua, ma una leggenda valdostana ci tramanda la storia di alcuni pastori che vivevano, con la loro baita di legno, proprio sul posto dove oggi sorge il lago.
Essi si rifiutarono di offrire cibo e latte ad un viandante misterioso che chiese loro ospitalità dopo un lungo viaggio, e così, a monito per le future generazioni, la casa venne distrutta e sommersa da un lago…e se ci sporgiamo a guardare nel fondo delle acque, vedremo che effettivamente vi sono diversi legni sul fondo del lago, e alcune travi simili ad un tetto…
Anche queste leggende antiche fanno parte del bagaglio del fotografo, e aiutano a regalare la giusta enfasi all’immagine!

Foto di Marco Monticone

La Valtournenche presenta un lato destro idrografico assai ripido e lineare, dirimpetto al più articolato versante sinistro, da cui stupendi valloni si dipanano.
Uno di questi, proprio sopra al capoluogo Valtournenche, è la conca di Cheneil che ospita il delizioso, piccolo villaggio omonimo.
Casette caratteristiche punteggiano la valle, distanziate dalle strade e dalle automobili (la carrozzabile che vi sale si ferma, con ampio parcheggio, poco sotto al paese, il quale si raggiunge in 15 minuti di sentiero), e il luogo si presta bene per escursioni invernali, come la salita al Colle delle Fontane Fredde con il santuario della Clavalitè.
Se vogliamo avventurarci durante la notte per catturare da qui la Gran Becca, troveremo molti spunti per inquadrature interessanti.
Giochiamo con le cime che orlano la valle – tra cui spiccano i due Turnalin – per comporre la scena, e dosiamo bene il tempo di scatto: non bruciare le luci del villaggio e mostrare nitidamente lo sfondo con la piramide del Cervino e le stelle fà la differenza tra uno scatto mediocre ed uno davvero suggestivo!

Foto di Marco Monticone

La Gran Becca spicca solitaria: condivide però quest’angolo di Alpi Pennine con il complesso gruppo del Monte Rosa, il suo vicino, ad est.
E’ tra queste montagne, correndo tra i ghiacciai, che si svolge una delle competizioni di scialpinismo più belle ed importanti al mondo: il trofeo Mezzalama.
Se vogliamo unire il fascino dei colori e il dinamismo della fotografia sportiva, rechiamoci in Valtournenche durante il giorno di svolgimento della gara, lasciandoci ispirare dal connubio tra la montagna e l’evento scialpinistico: ogni dettaglio può raccontare questa importante competizione, se sappiamo “incastonarlo” assieme al Re di questa valle!

Foto di Marco Gabbin

Se amiamo anche praticare lo scialpinismo, una bellissima meta può rivelarsi il Colle Furggen, a quota 3273mt, proprio di fronte all’omonima cresta, forse la più difficile tra le 4 che formano la piramide del Cervino.
La salita è una meta classica per gli amanti di sci e pelli, da affrontare in primavera con neve ben assestata. Ed è anche un bel modo per approcciarsi più da vicino, e da un lato più “alpinistico”, all’aura di storia e di ardimento che circonda la Gran Becca.
Quando ci troviamo a fotografare cime così famose e difficili, salendo a pulpiti panoramici in quota come il Colle Furggen, scopriamo visuali diverse delle nostre montagne: ricordarsi di restituire un enfasi alpinistica durante lo scatto coinvolge l’osservatore, indipendentemente dal suo approccio con il mondo delle alte quote.

Foto di Marco Gabbin

La cresta di Furggen fu salita per la prima volta del 1911 da un terzetto di alpinisti straordinari: Mario Piacenza, Jean-Joseph Carrel e Joseph Gaspard, e fu l’ultima grande cresta del Cervino ad essere conquistata da quando, quello storico giorno del 14 Luglio 1865,  Edward Whymper con Lord Francis Douglas, Charles Hudson, Douglas Robert Hadow e le guide Michel Croz con Peter Taugwalder padre e figlio ne toccarono per primi la sommità.
Quando fotografiamo una vetta così piena di storia dobbiamo in cuor nostro essere consapevoli della storia che la circonda: e se abbiamo a che fare con la Gran Becca, il “Cervino” (nome nato da un “errore” di trascrittura da parte del padre dell’alpinismo, l’illuminista ginevrino Horace-Bénédict de Saussure, nel XVIII° secolo), montagna ricchissima di avventure, memorie divenute leggenda e rudimento per la storia dell’alpinismo, premere il pulsante di scatto vuol dire veicolare in un immagine almeno una parte di questa suggestiva storia.

Foto di Francesco Sisti

Ovunque la osserveremo, questa Gran Becca oramai da tutti conosciuta come il Cervino, seppur mutando nelle prospettive si conquista prepotentemente il paesaggio.
E’ una presenza fissa negli scorci fotografici della Valtournenche, e ne incarna l’esistenza stessa: antiche leggende, tradizione popolare, storia alpinistica e muta osservatrice dei cambiamenti urbani e sportivi ai suoi piedi, con la cittadina di Cervinia.
In fondo è la “montagna” per antonomasia…e merita di essere immortalata e contemplata al meglio!
Se non vogliamo farci cogliere impreparati…studiamo bene le immagini catturate dal nostro pool di fotografi, che trovate QUI nel nostro archivio!

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