Da tempo immemore le vie e le piazze della piccola “capitale alpina” Aosta vengono invase dalla “Foire” per antonomasia: la Fiera di Sant’Orso, che cade ogni anno il 30 e il 31 Gennaio. Colori, festa, tradizione, folklore…un pout-pourrì che attira e stupisce da generazioni…e che diventa interessante spunto per una street photography davvero…valdostana!

Foto di Alexis Courthoud

La fiera è dedicata – come ben si evince dal nome – a Sant’Orso, vissuto nel VI° secolo dopo Cristo proprio ad Aosta. Attorno all’anno 1000 fu fondata la collegiata a suo nome, sui resti di una preesistente basilica paleocristiana.
La tradizione vuole che il santo, proprio davanti all’edificio sacro, distribuisse ai più poveri le tipiche calzature di legno, i “sabot“, ancora oggi vero e proprio simbolo della fiera. Per perpetuare questa tradizione, e per favorire gli incontri tra i pastori e gli artigiani delle valli che in inverno si dedicavano a lavori più “domestici” (come appunto intagliare il legno, inventare elementi di arredo pratici e originali), è nata la “foire”, conosciuta oggi anche come “la millenaria”. Quest’anno si celebra la 1017^ edizione!
Una iniezione di folla, un bagno di colori, passeggiando per le belle vie del centro, da Piazza Chanoux all’Arco di Augusto, ricco di spunti fotografici!

Foto di Marco Monticone

Scegliamo dei punti di ripresa in soggettiva, calandoci letteralmente nel lavoro degli intagliatori e dei tanti artigiani, per restituire quella sensazione di…”esserci”, e di esserne parte!

Foto di Marco Monticone

Le persone accorrono numerose alla fiera: ci si scambia saluti, si trova un contatto davvero “caldo”, così gradevole in quest’era del “digitale” dove a volte i contatti sono più freddi.
Se troviamo un connubio tra l’essenza artigianale della “millenaria” e il calore della gente, si può giocare con i tempi di scatto e le inquadrature, un altro modo di entrare nello spirito delle giornate.

Foto di Alexis Courthoud

Uno dei simboli della foire e della Vallée intera è la “coppa dell’amicizia”, in cui si prepara il tradizionale caffè alla valdostana: si trova spesso nei banchetti dei tanti artigiani in fiera, una più bella dell’altra.
Questo, come molti altri splendidi manufatti lignei, può diventare un ottimo spunto per creare delle interessanti “texture”: fotografare bene vuol dire anche imparare a guardare ogni dettaglio!

Foto di Marco Monticone

E tra i tanti dettagli, non può mancare la scultura del galletto, il simbolo stesso della fiera.
Perchè questo simbolo? Il galletto è tradizionalmente epiteto del risveglio e della rinascita, ed è anche colui che veglia e protegge dagli spiriti malvagi della notte e delle tenebre.
La fiera di Sant’Orso si colloca alla fine di Gennaio, il mese più freddo per antonomasia: da qui si aprono le porte a Febbraio, il Februarius degli antichi Romani, in cui ci si purificava dalle “impurità” invernali e si accoglieva il nuovo soffio vitale con i festeggiamenti in onore della dea Giunone Februata. Venivano sacrificate offerte alla dea perchè favorisse le nascite e i futuri raccolti, proteggendo le genti dalle malattie.
E il gallo ben sintetizza la natura di questa festa: la Natura stessa ritorna alla vita!

Foto di Alexis Courthoud

La quinta scenica in cui si svolge la fiera è la Augusta Praetoria più tipica, con i banchetti degli artigiani lungo le vie del centro storico.
Se scegliamo bene il punto dove scattare, possiamo ambientare la nostra fotografia e magari giocare con il bianco e nero, per enfatizzare il fascino del nostro capoluogo.

Foto di Marco Monticone

…e quando scende la sera sulla Fiera di Sant’Orso, prende vita la Veillà, ovvero la versione elegante e notturna della manifestazione!
E con le luci basse, i palazzi illuminati, i colori delle persone e dei banchetti…non possiamo lasciarci sfuggire altri spunti fotografici, per esempio guardando le foto nel nostro archivio fotografico dedicato alla fiera: APRI LA GALLERY
Che dire…qualche spunto ve lo abbiamo dato, ora tocca a voi: ci vediamo alla Fiera di Sant’Orso 2017, la 1017esima edizione!

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